-di Luca Proietti Scorsoni- Premessa d’obbligo: quella che sto per narrare è una stagione irripetibile per il centrodestra italiano o forse, più in generale, per la politica nazionale. Del resto reputo improbabile che un ragazzo, in un prossimo o remoto futuro, possa avere la fortuna di sfogliare – ripeto: sfogliare. Tramandate questo infinito alle nuove generazioni visto che la sua dimensione ontologica andrà presto a dissiparsi – dicevo, la fortuna di sfogliare un quotidiano irriverente, sfacciatamente libertario e scritto da dio come fu L’Indipendente di Giordano Bruno Guerri, oppure lo stesso foglio diretto da uno dei maggiori intellettuali conservatori presenti nel nostro paese: Gennaro Malgieri. Insomma, scordatevi la contaminazione della passione politica mediante inchiostro ed eresie liberali. Sono i tempi che cambiano, d’accordo, magari ci sono altri modelli e spazi di diffusione politico-culturale, e di ciò ne ho piena contezza, ma la carta come strumento di veicolazione di analisi, proposte, dibattiti, specie a Destra, ha esaurito la sua carica iniziale. E non da ora. Si viene presi da un rimpianto latente al solo pensare in quale modo la genesi del centrodestra italiano veniva accompagnata da un fermento di iniziative editoriali di elevato spessore. Partiamo con Forza Italia. Il movimento azzurro, sin dalla sua nascita, vedeva fiorire tutta una serie di riviste di evidente impronta liberale. Basti pensare a “Il Domenicale”, settimanale diretto da Angelo Crespi, in grado di spaziare in numerosi ambiti della cultura: dalla filosofia politica alla politica intesa più propriamente come scienza fino addirittura alle recensioni letterarie, teatrali e cinematografiche. Accanto a tale giornale poi si collocava l’Ircocervo, trimestrale fondato da Fabrizio Cicchitto, il cui intento era quello di fungere da primo laboratorio lib-lab presente in Italia. La citazione crociana in realtà qui si manifestava nel suo significato antifrastico ovvero, a differenza di quel che pensava il filosofo di Pescasseroli, tale rivista accarezzava la certezza che tra socialismo riformista e liberalismo ci potesse essere davvero contiguità concettuale. Proseguendo in questa carrellata troviamo Liberal, periodico di raffinata indagine politica ideato e fondato da Ferdinando Adornato, che poteva contare anche su un piccola ma rilevante casa editrice, capace di sfornare pubblicazione davvero importanti. Concludiamo la panoramica forzista con Ideazione guidato dal compianto Domenico Mennitti, probabilmente il tentativo più importante messo in atto a queste latitudini di dar vita ad uno spazio, seppur puramente intellettuale, di sincera vocazione fusionista. Presso la redazione di Ideazione collaboravano numerose teste pensanti del mondo liberale e conservatore, tra cui non pochi esponenti della famosa squadra dei professori che Silvio Berlusconi arruolò all’inizio della sua avventura partitica. Ebbene, cosa rimane del tesoro cartaceo appena celebrato? Poco o nulla. Dei titoli citati attualmente non ne resta nemmeno uno. E per giunta tutto il materiale accumulato pazientemente e in maniera sapiente da queste officine del pensiero, con il passare degli anni, si sta inesorabilmente disperdendo. L’allarme è stato lanciato da alcuni intellettuali di area, tra cui Marco Respinti, attualmente collaboratore di autorevoli testate giornalistiche quali Libero e l’Intraprendente nonché autore di libri sulla cultura conservatrice statunitense ma anche su questioni di ordine antropologico. Poi, certo: le pubblicazioni non si esaurivano con Forza Italia, anzi. Probabilmente il partito con un maggiore numero di periodici era Alleanza Nazionale. Qualche titolo? Area, ad esempio, un mensile rivolto alle sensibilità della Destra Sociale. Oppure Il Borghese di Mario Tedeschi, rivista ancora in vita seppur incapace di sfiorare gli stessi livelli di tiratura di una volta. Della stessa famiglia editoriale fa parte “La Destra Italiana” che, assieme alla rinascita del Candido del mitico Giovannino Guareschi, tenta di resuscitare l’argenteria di famiglia, quella forgiata con la fiamma e con quella triade – Dio, Patria e Famiglia – che costituiva il dna del conservatorismo italiano. Concludo questo excursus aennino con Percorsi, retto da Malgieri – il quale condusse perfino il Secolo d’Italia -, impostato sulla consueta lucidità d’analisi del colto giornalista. Anche la Lega merita una citazione nel firmamento delle riviste di area. Chi conosce Terra Insubre? Una pubblicazione che si impegna a scandagliare temi di natura antropologica e identitaria. In pratica un tentativo di declinare il concetto di Padania su un piano più pregnante e storicamente appetibile. Infine termino con quello che a tutti gli effetti costituiva un perno iniziale dell’allora Casa delle Libertà, ovvero l’Udc. Attorno al partito fondato da Casini orbitava Formiche, condotto allora da Paolo Messa. Formiche che per giunta, tra tutte le esperienze editoriali fin qui menzionate, probabilmente è quella che ancora non solo esiste ma gode perfino di una discreta salute. Anche perché al cartaceo, ora diretto da Flavia Giacobbe, si affianca la versione on-line – formiche.net – guidata da Michele Arnese. In sintesi, un vasto arcipelago di progettualità politica ed elaborazione ideale si è via via dissolto lungo l’orizzonte della Destra. Qualcosa è rimasto, altro recentemente è sorto, ma lasciar cadere un’eredità così preziosa e, oserei dire, pure potenzialmente salvifica e rigenerante per eventuali tentativi di rinascita liberale e conservatrice, appare proprio come un’occasione gettata al vento.